Architettura e città, il Centro culturale di Bamiyan a Kabul

Il progetto per il Centro culturale di Bamiyan a Kabul, dell’architetto Francesco Taormina con Alessio Calamia, Valeria Inzerillo e Vincenzo Varrica, è il terzo classificato alla decima edizione del Premio IQU Innovazione e Qualità Urbana per la categoria Architettura e città, sezione Nuovi utilizzi e progettazioni.

 

Il progetto di un centro di servizi, davanti alla montagna dei Buddha, è l’occasione per riflettere sul ruolo dell’architettura contemporanea in un contesto disgregato, seppure fortemente condizionato dai caratteri di una cultura millenaria.
Dal 2013, gran parte della valle di Bamiyan è diventata Patrimonio dell’Umanità secondo la Convenzione dell’UNESCO. La stessa UNESCO ha bandito un concorso di progettazione per la realizzazione di un Centro Culturale sul duplice, vasto e pietroso terrazzo di una collina che guarda alla montagna dei Buddha.

 

Il dislivello di dieci metri tra le terrazze, con i relativi problemi di contenimento delle pareti naturali, il suo orientamento, normale alla montagna dei Buddha, l’accesso all’area dall’alto e la necessità di prevedere lo sviluppo futuro del centro, hanno determinato la scelta di suddividere il complesso in due distinte parti: una di ingresso con i servizi generali rappresentativi, affiancata al dislivello, e una, ruotata sulla terrazza bassa, disposta ad accogliere usi altrettanto specializzati ma più integrati tra loro, potenzialmente modificabili e suscettibili di aggiunte.

 

Il primo volume è compreso all’interno di una lunga volta direzionata verso la più grande delle nicchie dei Buddha e tale da contenere le rampe inclinate di collegamento tra i piani, in sostituzione degli ascensori, negati dalla carenza di energia elettrica: le rampe definiscono lo spazio delle collezioni etnografiche e della cultura materiale, attraversabile fino alla caratteristica casa del tè e all’auditorium, scavato nella roccia ma aperto all’esterno con una doppia platea. L’altro volume, a due elevazioni, è direttamente collegato al precedente da camminamenti coperti ma ancora esterni, come nella tradizione locale, soprattutto dei mercati.

 

Particolare attenzione è stata posta alle tecniche costruttive, con l’obiettivo di valorizzare le scarse conoscenze applicative e la povertà delle risorse. La volta del volume di ingresso è il mattoni crudi pressati, così come in mattoni sono le pareti che la sorreggono e la parete che chiude i camminamenti esterni, quasi a formare una sorta di fortilizio verso nord, dove imperversano i venti freddi; all’opposto, come i rifugi scavati nella montagna, gli ambienti sono interamente aperti al sole. Al colore della terra cruda e dell’argilla che la riveste per protezione, si contrappone quello vivace delle porte, delle finestre, delle pareti divisorie, per le quali si è fatto ricorso ai colori della bandiera afgana; lo stesso è valso per la copertura in ceramica della grande volta, il cui disegno riproduce la mappa dei siti individuati dall’UNESCO nella valle.

 

L’organizzazione del Centro Culturale, la disposizione del complesso edilizio, che definisce gli spazi all’aperto per le manifestazioni tradizionali, aprendosi sulla valle e sulla montagna dei Buddha, rispondono alle necessità dell’integrazione sociale e culturale: non solo tra le diverse popolazioni (tribù) che abitano la valle ma tra gli aspetti di una storia di cui queste sono più o meno consapevolmente portatrici. La commistione morfologica tra sistemi voltati, tra lo scavo e la modellazione della roccia, che caratterizza l’intero intervento, affonda nelle radici della storia dell’insediamento di Bamiyan, senza per questo cedere a tentazioni didascaliche, senza sottrarre il progetto alla capacità propositiva e innovativa che deve sempre essere dell’architettura.


Francesco Taormina (1953) si è laureato presso la Facoltà di Architettura di Palermo. Professore di Composizione architettonica all’Università di Roma Tor Vergata e professore invitato presso università italiane e straniere, ha tenuto lezioni, conferenze e seminari in città europee e asiatiche. La sua attività progettuale ha avuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, è stata più volte pubblicata nelle storie dell’architettura italiana e nelle più prestigiose riviste di settore, ed è stata oggetto di numerose mostre: dal NAi (Nëderlands Architectuurinstituut) di Rotterdam, alla Triennale di Milano, alla Biennale di Venezia, al MAXXI di Roma, al MAKK (Museum für Angewandte Kunst Köln) di Colonia, a Tokyo per il XXIV Congresso Mondiale degli Architetti, all’Yeosu Expo (Corea del Sud) nell’Italy Papillon, e all’International Conservation Center di Akko (Israele). Ha vinto recentemente i concorsi per la riqualificazione delle cave del Parco delle Madonie (2008), per il Porto Piccolo di Siracusa (2009), per il parco della cultura di Monreale (2010); nel 2009 ha avuto il premio IQU per la mobilità, con il progetto per una passerella pedonale nella Valle dei Templi di Agrigento, e il premio “Maria Messina” alla carriera. Autore di articoli e saggi, fa parte dei comitati scientifici della riviste Anfione e Zeto e Paesaggio Urbano.


SCHEDA PROGETTO
Centro culturale di Bamiyan


Localizzazione
Kabul, Afghanistan


Committente
UNESCO


Progettisti
Francesco Taormina
Alessio Calamia, Valeria Inzerillo, Vincenzo Varrica


Cronologia
progetto: 2014-2015

 

Nell’immagine, vista interna del Centro culturale di Bamiyan

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