Architettura di pietra, il progetto vincitore del Premio Internazionale Barbara Cappochin

I progettisti vincitori del Premio di Architettura “Barbara Cappochin” 2011, per la sezione “Premio Internazionale”, sono l’italiano Fabrizio Barozzi e lo spagnolo Alberto Veiga con il nuovo Centro di Promozione della D.O.C. “Ribera del Duero”, nella cittadella di Roa de Duero, Burgos, realizzata come estensione di un edificio esistente.

 

La nuova sede del Consejo Ribera De Duero (Centro di promozione della D.O.C. “Ribera del Duero”, vino rosso di qualità della zona), inaugurato la scorsa primavera, si sviluppa su due livelli al di sopra della quota dell’edificazione esistente e su tre livelli al di sotto, essendo quindi parzialmente interrato e con quattro volumi che fuoriescono: uno funge da completamento di un muro divisorio, un altro risolve la connessione con l’edificio esistente, il terzo elemento è verticale, costituito da una torre indipendente di sei piani, mentre l’ultimo definisce la chiusura verso la strada addossandosi al muro antico preesistente. Il progetto da un lato conclude l’edificio esistente incompiuto organizzando un nuovo spazio pubblico, mentre dall’altro definisce un volume a forma di torre che si relaziona con il paesaggio circostante, caratterizzando visualmente il complesso.

 

L’edificio si scompone chiaramente in aree amministrative (uffici individuali e disimpegni), aree istituzionali (sale di riunione e sala del consiglio), aree di controllo tecnico e sala di degustazione, aree di ricezione (auditorium, sala video, negozi) e aree di stoccaggio.
Nella torre si trovano le funzioni più rappresentative, mentre alla sua base si trova l’ingresso principale all’edificio in contatto diretto con la strada d’accesso. Gli spazi di grande affluenza (auditorium, sala video e foyer principale) sono disposti nei piani interrati agevolando così l’accessibilità, mentre gli spazi più privati e istituzionali si dispongono nei livelli alti, più rappresentativi. La torre comunica con il basamento, il quale ospita, nella parte più bassa, il parcheggio e i depositi, connessi direttamente con l’esterno. Al piano d’ingresso generale si trova l’auditorium mentre l’area tecnica e la sala degustazione si trovano nella pianta superiore illuminata naturalmente. Un nucleo scala unisce il basamento all’edificio esistente, interamente ristrutturato per uso amministrativo. Il basamento definisce nella parte superiore una piazza pubblica aperta al paesaggio.

 

Il progetto propone una conclusione materiale al frammento esistente, evidenziando la necessità di definire un termine che esprima la discontinuità temporale della parte nuova e vecchia. Questo elemento si configura come un elemento dipendente – seguendo le linee dell’elemento antico – che dichiara l’impossibilità di una riproposizione autentica delle tracce storiche. Da questo elemento, attento alla ricomposizione a piccola scala del contesto urbano, il progetto acquisisce una sua indipendenza e si muove verso la grande scala, verso il lontano paesaggio. Un elemento emergente che postula una continuità archetipica con il contesto, con le sue raffigurazioni, che stabilisce un dialogo con l’orizzonte della meseta e la monumentalità del paesaggio, identificandosi come un monolite atemporale.

 

La materialità del progetto, attraverso l’utilizzo della pietra arenaria locale, intensifica il carattere del paesaggio permettendone una lettura sensoriale. Viceversa, la composizione dissonante delle aperture permette di trovare un linguaggio in cui la differenza esprime la condizione contemporanea del progetto. Anche le tonalità delle facciate rispondono alle esigenze di integrazione all’interno del contesto, riprendendo il carattere della pietra dell’edificio esistente.
La copertura invertita, non transitabile e rifinita in pietra, è stata trattata nello stesso modo della facciata così da trasmettere un carattere unitario e plastico all’edificio. L’unica variazione consiste nell’integrazione del tubo pluviale nella stessa superficie della copertura in modo da stabilire una continuità tra questa e la superficie della facciata. Per la stessa ragione i serramenti dei lucernari sono stati mantenuti complanari alla superficie.

 

La struttura dell’edificio si organizza intorno a un muro di contenimento costituito da micropali il quale permette di abbassare la quota zero di tre livelli (circa 15 m). Nella facciata sud questo muro si completa con un muro di calcestruzzo che, seguendo l’arretramento della geometria, forma una poligonale chiusa in pianta. Un elemento interessante è rappresentato da due lucernari realizzati integrando elementi storico-architettonici esistenti. Questi portano luce naturale agli spazi collocati nello zoccolo che vengono illuminati con effetti di luce particolari dati dal rivestimento metallico delle loro pareti. 
Le lastre di pietra vengono accostate a filo permettendo così di minimizzare le linee di fuga e aumentando la materialità dell’oggetto architettonico. La realizzazione delle aperture con elementi speciali di pietra unita al posizionamento del vetro nel lato interno della facciata permettono di nascondere il serramento rafforzando il carattere monolitico dell’edificio e alleggerendo la parte superiore: la torre in questo modo trasmette la stessa semplicità e essenzialità che si può percepire nell’edificio adiacente e assume un carattere atemporale nello stesso modo del paesaggio circostante.

 

Il complesso si fonde in maniera chiara e semplice con il suo contesto dandone un’interpretazione personale, rimarcando la diversità delle parti che formano il suo intorno: la città, il paesaggio e le atmosfere, di cui può, come uno specchio, restituire il riflesso. L’edificio diventa un elemento di transizione: sensibile alla ricomposizione della scala del contesto, e allo stesso tempo capace di dialogare con l’orizzonte e la monumentalità del paesaggio attraverso la verticalità della torre. Un monolite atemporale sospeso sopra la pianura. Un edificio che assolve alla sua condizione di sintetizzare e stare tra le diverse condizioni, urbana e paesaggistica.

 

Per ulteriori informazioni
www.barozziveiga.com
www.barbaracappochinfoundation.net

 

Nell’immagine di apertura, Consejo Ribera De Duero, Roa de Duero, Burgos, architetti Fabrizio Barozzi e Alberto Veiga. Dettaglio della sommità della torre dal lato del nuovo spazio pubblico

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico