Architettura di emergenza. Il progetto sperimentale di Andrew Maynard Architects

Andrew Maynard è uno dei più brillanti architetti australiani under 40: indipendente, anticonformista, dotato di grande energia creativa, inventore e “uncompromised conceptual designer”. Recentemente nominato dalla rivista Wallpaper “una delle figure emergenti più innovative al mondo“, Andrew Maynard, ed il suo piccolo studio AMA, sta rapidamente divenendo noto a livello internazionale: soluzioni intelligenti, responsabilità etico-ambientale e visioni del futuro capaci di generare non poche polemiche (in gran parte volute), sono i marchi di fabbrica del suo lavoro. Interessato agli spostamenti logico-semantici della società contemporanea, della città, dei luoghi, dell’abitazione, è costantemente alla ricerca di nuovi confini di significato, in cui si possano coniugare la chiarezza della visione, l’economia di espressione ed il senso del divertimento che caratterizzano i suoi progetti.

 

Le recenti disastrose inondazioni in Pakistan hanno generato una forte spinta emotiva nel team di Andrew Maynard Architects: un catastrofico evento alluvionale ha dimostrato come la risorsa naturale più preziosa, l’acqua, possa anche essere la causa di enormi sofferenze. I 6 milioni di persone che hanno urgente bisogno di aiuti alimentari, le 722.000 case danneggiate o distrutte, la diffusione di malattie dovute alla contaminazione delle riserve d’acqua dolce, chiamano con urgenza i paesi ricchi alla responsabilità di aiutare a fare fronte all’emergenza. È questa la genesi dell’innovativo concept sperimentale Airdrop House appositamente studiato per interventi in aree sottoposte ad inondazioni. Si tratta di un kit sferico in materiale spugnoso che può essere paracadutato direttamente da velivoli standard militari nelle aree di crisi: come colpisce il suolo, inizia ad assorbire e filtrare l’acqua contaminata e a crescere progressivamente fino a diventare un rifugio temporaneo autosufficiente. Iniziando da 1 metro di diametro, esso può espandersi fino a 7 metri, dopo di che, una volta ancorato al suolo, il materiale si asciuga ed indurisce, cominciando a mettere radici nel terreno grazie ai semi incorporati nel polimero espanso che, iniziando a germogliare nel limo alluvionale, forniscono ombra e divengono una fonte di sussistenza alimentare. Questi rifugi, essendo destinati ad un utilizzo temporaneo, sono biodegradabili e possono diventare fertilizzante per le attività agricole dal momento in cui non sono più necessari.

 

Circa i dubbi realizzativi, il progettista Andrew Maynard ha risposto: “Molti suggeriscono, giustamente, che ciò che non serve per un grande disastro, è un altro architetto idealista che propone l’ennesima ‘risposta architettonica’ troppo semplificata e grossolana. Purtroppo noi di AMA siamo un branco di ingenui idealisti che non possono evitare di mettere insieme soluzioni stupide e problemi seri”. Questo corto circuito ironico-surreale svela la vera essenza del progetto, che ha voluto essere una provocazione concettuale, una “fiction”, per richiamare l’attenzione circa le disastrose condizioni in cui versano le popolazioni del Pakistan. È superfluo infatti discutere sulla effettiva realizzabilità di questo progetto: la Airdrop House parte da considerazioni concrete e tangibili per andare a collocarsi nella dimensione di una creazione ipotetica. L’aspetto tecnico e l’aspetto creativo del tema non sono percepiti come separati, ma esplorati nella prospettiva di una loro reciproca integrazione. I suoi aspetti di natura architettonica, sociale, psicologica, e, in ultima analisi, creativa, sono capaci di portare l’osservatore in una sfera interpretativa legata all’immaginario e di risvegliare direttamente le coscienze, invitando ad affrontare la questione molto più concretamente sostenendo la raccolta di fondi a favore dell’associazione internazionale Medici Senza Frontiere.

 

La Airdrop House è una sfida etica, perché richiama a un atto individuale di reazione, a una scelta personale, sul doppio binario della fantasia e dell’impegno civile. È spesso grazie alla sperimentazione, al “farsi venire una buona idea”, che la catastrofe può divenire “Emergenza Creativa”, una dimensione individuale nella quale, per qualche breve istante, il futuro diventa un luogo molto piacevole in cui vivere.

 

di Andrea Cantini

 

 

Nell’immagine, Airdrop House è un kit sferico in materiale spugnoso che può essere paracadutato direttamente da velivoli standard militari nelle aree soggette ad inondazioni. © AMA – Andrew Maynard Architects

 

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