Architettura contemporanea, menzione speciale del Premio Mies van der Rohe 2011 alla Collage House di Girona

La menzione speciale dedicata agli architetti emergenti dell’edizione 2011 del Premio Europeo per l’Architettura contemporanea Mies van der Rohe è stata assegnata a Ramon Bosch e Bet Capdeferro per il progetto Collage House a Girona, Spagna. Vincitore dell’edizione è il Neues Museum di Berlino di David Chipperfield Architets.

 

La Collage House è una casa unifamiliare progettata dallo studio bosch.capdeferro arquitectures e situata nel centro storico di Girona. Il progetto “riunisce” una serie di edifici costruiti nel corso del tempo e ridotti allo stato di rudere al momento dell’avvio del progetto. Fin dall’inizio, gli architetti si sono resi conto che i grandi gusci di pietra preesistenti, costruiti in ragione della compatibilità climatica e ambientale con il contesto, offrivano le condizioni ottimali in cui vivere. Dal punto di vista spaziale i patii costituiscono il centro gravitazionale per la distribuzione interna dell’abitazione e geometrie leggermente irregolari adattano il progetto allo scheletro preesistente, a cui è stato conferito un senso di unità utilizzando uno schema compositivo sviluppato in verticale.
Dal punto di vista materico, la casa era dotata di un patrimonio prezioso costituito da mosaici e pietre disponibili per essere recuperati, a cui sono stati accostati intonaci e stucchi per concretizzare una continuità linguistica con il vecchio quartiere della città storica. 

 

“Recuperare un edificio significa sempre stabilire un rapporto con il passato, un passato che si stratifica nello spazio di intervento. Ma significa anche stabilire un rapporto con il futuro, con quell’idea immaginaria di luogo cui vorremmo tendere. Ma soprattutto significa una grande capacità di ‘lavorare’ con il presente. Per cancellare o per riprogettare: per eliminare, pulire, riparare, ricostruire, sostituire, integrare, aggiungere… Successive scoperte chiedono continuamente di dare risposte diverse e complementari. Le relazioni tra gli spazi antichi e nuovi sono gradualmente costruite, spesso in tempo reale. Si tratta della sovrapposizione infinita del tempo, dei desideri, delle competenze, dei materiali, delle strategie, e degli individui. Fin dall’inizio siamo stati consapevoli della nostra fortuna: il grande guscio di pietra antica, sapientemente progettato per stabilire un rapporto ottimale con il luogo e il clima, ha offerto le condizioni perfette in cui vivere. Spazialmente abbiamo riconosciuto la rilevanza dei patii come centri di gravità tra gli ambienti e il ‘paesaggio litico’ di tutte le stanze della casa. La loro natura ‘non occupata’ ha  consentito di convertirli nei reali organizzatori della struttura funzionale e spaziale dell’edificio. Dentro e attorno ai patii si trovano gli spazi aperti di cui ogni abitazione ha bisogno, spazi privati ​​e collettivi a contatto con l’ambiente.
In termini energetici è stato sufficiente sfruttare la grande qualità ed efficienza dei sistemi passivi esistenti: l’inerzia termica delle spesse pareti perimetrali, la disposizione strategica dei patii, veri generatori interni di microclima per la massa costruita, la netta predominanza del pieno sul vuoto in tutte le facciate, la presenza di molteplici canali di ventilazione naturale interna e i diversi orientamenti delle varie zone della casa. Abbiamo completato il sistema esistente incorporando alcuni elementi tradizionali per regolare più facilmente il rapporto con la luce solare e la temperatura esterna: frangisole in legno all’esterno, in corrispondenza delle aperture, e schermature opache all’interno. Con le schermatura al sole estivo e pavimenti radianti per l’inverno l’abitazione ha raggiunto un elevato grado di comfort termico.
Dal punto di vista materico siamo stati in grado di lavorare con un patrimonio esistente molto prezioso: la casa stessa ci ha fornito mosaici e pietre da recuperare. Intonaci e strucchi hanno completato l’opera, perseguendo un’idea di continuità linguistica con il vecchio quartiere. Il desiderio da concretizzare consisteva nella sovrapposizione di strati antichi e nuovi, garantendo la conservazione di ogni elemento e il futuro utilizzo degli spazi.
In ultima analisi, e soprattutto, questo progetto significa per noi una crescente fiducia in un sistema di progettazione necessariamente aperto (in questa senso risiede il significato del termine ‘collage’) in grado di integrare armoniosamente le storie di ogni segmento del processo in un tutto unico.
Sotto l’insostituibile guida di Josep Capdeferro, capomastro che ha diretto il lavoro con energia e inimitabile sensibilità”.
(dalla relazione dei progettisti per il Premio Mies van der Rohe 2011).

 

 

SCHEDA PROGETTO

 

Collage House

 

Localizzazione
Girona, Spagna

 

Committente
Privato

 

Progettisti
bosch.capdeferro arquitectures / Ramon Bosch, Elisabet Capdeferro

 

Costruzione
Josep Capdeferro, Josep Grau

 

Impresa
Capdeferro Constructor

 

Strutture
Blázquez-Guanter arquitectes

 

Collaboratori
Joan Anglada

 

Foto
Josè Hevia

 

 

Androulla Vassiliou, commissario europeo per l’Educazione, la Cultura, il Multilinguismo e la Gioventù ha dichiarato: “Le mie congratulazioni ai vincitori, che hanno creato due edifici eccezionali. Il Neues Museum fonde insieme passato e presente in un incredibile mix di architettura contemporanea, restauro e arte. La Collage House a Girona è un altro notevole progetto di recupero che fonde materiali antichi e nuovi in un insieme armonioso”.
La cerimonia di premiazione avrà luogo il prossimo 20 giugno presso il padiglione Mies van der Rohe di Barcellona.

 

a cura di Federica Maietti

 

 

Nell’immagine di apertura, Collage House a Girona, bosch.capdeferro arquitectures. Geometrie leggermente irregolari valorizzano discretamente i  nuovi interventi all’interno dello scheletro originale. Foto © Josè Hevia

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