Architettura contemporanea, il progetto di Spedstudio per la ‘Casa della Memoria’

Il progetto di Spedstudio è il secondo classificato al concorso Casa della Memoria incentrato sulla definizione di una proposta progettuale di un edificio pubblico, destinato ad ospitare le sedi di alcune delle associazioni che conservano la memoria della conquista della libertà e della democrazia nel nostro Paese, oltre a spazi dedicati al quartiere Isola a Milano.

 

L’esercizio della memoria collettiva è un impegno difficile. Difficile perché presuppone una continua attività di conservazione ed elaborazione dei ricordi e delle testimonianze. Difficile perché implica un’incessante opera di documentazione e condivisione che supera i consueti confini geografici e temporali. Difficile perché vive e si rigenera nella narrazione e nella trasmissione delle testimonianze storiche a un pubblico vasto e in particolar modo alla cittadinanza di Milano.
Il progetto della Casa della Memoria diventerà il luogo di snodo e di incontro per le associazioni impegnate in questo arduo lavoro.

I principi di condivisione, incontro e comunicazione che animano lo spirito della Casa della Memoria sono gli stessi che si concretizzano nella proposta compositiva di Spedstudio.

Il progetto infatti si pone in stretta relazione con il sistema continuo degli spazi aperti, percorsi ciclabili e pedonali e allo stesso tempo intende incontrare i diversi flussi urbani presenti, rincorrendo il principio di permeabilità su tutti i fronti dell’edificio.

Il principio di permeabilità plasma le forme del piano terra: qui l’edificio presenta un’altezza pari a 5 metri tale da liberare il più possibile il punto di vista del visitatore e costituire un invito alla scoperta e alla fruizione; lungo i tre lati del lotto interessati dalle percorrenze pedonali, si è usata una soluzione di facciata trasparente che assicura una percezione e una comprensione delle attività svolte e delle iniziative delle associazioni ospitate, con un tema che diventerà poi ricorrente in tutto l’edificio; si è infine modulata la facciata secondo concavità continue e ripetute che dissolvono la linearità del limite del costruito in un continuo susseguirsi di zone di espansione e contrazione. Membrane osmotiche, capaci di respirare con la sfera pubblica.

 

Come un’ameba il piano terra ingloba le sistemazioni esterne, le aiuole, i percorsi pedonali e lo spazio pubblico antistante, dilatandosi e contraendosi. Elemento di permeabilità distributiva è poi la scelta di avere due spine strutturali, discoste dai prospetti dell’edificio, così da liberare la pianta e le facciate vetrate da ogni interferenza. In questo modo si garantisce un alto livello di flessibilità, che consente continue possibili riconfigurazioni spaziali in grado di assecondare eventuali mutate esigenze di fruizione.

Il principio di permeabilità è declinato nei successivi piani in termini di trasparenza e flessibilità.

Permane infatti l’uso di ampie superfici trasparenti concave, ibridate secondo il concetto di fading: si creano zone di maggiore o minore intensità a seconda delle condizioni del contesto e delle scelte programmatiche e distributive, in una continua sfumatura tra maggiori e minori concavità di facciata, trasparenze e traslucenze, differenti altezze di interpiano.

Sulla scia del principio di totale permeabilità al contesto urbano e di una narrazione dei contenuti dell’edificio lungo un percorso continuo ai vari livelli, si è deciso di riservare il piano terra e il terzo piano alle funzioni più strettamente legate a una fruizione pubblica allargata e destinare il primo e il secondo piano agli spazi per i membri e gli operatori delle associazioni: la trasparenza dell’involucro permette di apprezzare la sequenza di marcapiani che, con altezze diverse, evidenziano la parte pubblica e comprimono il volume destinato agli uffici delle associazioni.

 

I flussi interni all’edificio sono organizzati lungo una promenade architetturale che conduce all’area di distribuzione fino alla terrazza, in un percorso di conoscenza e dialogo con i contenuti della Casa della Memoria; il percorso, destinato ai visitatori, agli studiosi e ai cittadini, è separato dalla circolazione destinata ai membri e agli operatori delle associazioni. Questi due circuiti, paralleli ma facilmente integrabili grazie ai punti di tangenza, consentono un uso allargato dell’edificio anche durante le ore di chiusura delle sedi delle associazioni e una gestione diversificata a livello temporale degli spazi serviti.

 

La continuità della promenade architetturale è garantita dalla presenza di due scale mobili che, dal piano terra, superano il volume degli uffici e raggiungono il terzo piano. Le scale mobili sono organizzate intorno al core in cemento armato, una vera e propria stele, che sostiene e attraversa tutti i solai, determinando un grande vuoto a tutta altezza, che esalta e amplifica l’esperienza della risalita e della narrazione.

La semplicità dell’impianto distributivo viene ibridata e arricchita dalla presenza di due patii che costituiscono una sorta di anticipazione della grande terrazza. La promenade narrativa continua poi tutta all’aperto: dopo pochi gradini si arriva alla terrazza che occupa un’area anulare del tetto. Pensata come area per eventi pubblici, ricevimenti e mostre all’aperto, la terrazza rappresenta una superficie neutra, altamente attrezzabile e flessibile.

Come la conclusione di un grande racconto, dopo aver letto ed elaborato i ricordi di una memoria collettiva, la terrazza invita ad immaginare un futuro, da scorgere nella città che ci si trova ad ammirare.

 

 

a cura di Cristina Vanucci 

 

 

L’articolo completo e le immagini del progetto sono pubblicati nella e-zine n. 38 “LUCE=MATERIA”.

 

 

Nell’immagine, vista esterna del progetto Casa della Memoria. © Spedstudio

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