Architettura contemporanea. Al Cersaie Kazuyo Sejima e la forza della fragilità

Lo scorso venerdì 23 settembre si è tenuta a Cersaie la lectio magistralis di Kazuyo Sejima, che insieme a Ryue Nishizawa ha fondato lo studio Sanaa, protagonista dell’architettura giapponese contemporanea, vincitrice di importanti riconoscimenti internazionali e prima donna a curare l’Esibizione internazionale di architettura per la Biennale di Venezia.

 

L’architettura di Kazuyo Sejima è di grande impatto e fascino, giocata sulla trasparenza, sull’immaterialità, la relazione tra il dentro e il fuori. In un rapporto con l’ambiente circostante che è qualcosa di più di un dialogo, è una relazione capace di modificare lo spazio e lo spazio modifica i nostri comportamenti, e l’architettura non può non tenerne conto. Superfici riflettenti, facciate che rimandano immagini reali o ne creano di nuove, anche illusorie. Volumi sinuosi che si adattano al territorio e invitano a entrare e a uscire, a guardare dentro e a guardare fuori. Un’architettura in grado di stregare il mondo intero, come dimostra il successo della lectio magistralis che Kazuyo Sejima ha tenuto lo scorso venerdì a Cersaie nell’ambito del programma Costruire, Abitare, Pensare al Palazzo dei Congressi.

 

Vincitrice, lo scorso anno, del prestigioso Pritzker Architecture Price, Kazuyo Sejima ha seguito di recente altri importantissimi progetti sul suolo europeo, dal Rolex Learning Center presso l’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna, in Svizzera, inaugurato nel marzo 2010, alla nuova sede del Museo Louvre a Lens, in Francia, in fase di realizzazione.

 

Protagonista assoluta dell’architettura nipponica, tra innovazione e tradizione millenaria, Kazuyo Sejima ha illustrato i suoi progetti più importanti realizzati in Giappone, in Europa e negli Stati Uniti.

 

L’evento, aperto da Alfonso Panzani presidente della Commissione Ricerca e Innovazione Tecnologica di Confindustria Ceramica, che ha portato i saluti dell’Associazione, è stato introdotto da Fulvio Irace, architetto e professore di storia dell’architettura del Politecnico di Milano. “Kazuyo Sejima guarda alla scena urbana in modo diverso, nuovo”, ha spiegato Irace. “Partendo da un approccio emozionale e procedurale, sulla base di come le persone si avvicinano e utilizzano gli spazi. E così la costante del suo lavoro è interpretare i luoghi anche dal punto di vista di chi li vive. L’etichetta di minimalismo, che spesso le viene applicata, in realtà non è adatta al suo lavoro. Io la definirei massimalista: perché amplifica al massimo l’impatto sul corpo. Lo spazio diventa un grande campo magnetico in cui agiscono le persone. Ma un’altra peculiarità dei suoi progetti – ha proseguito Irace – è quella di suscitare domande, inquietudini, riflessioni”.

 

Fin dall’inizio della mia carriera mi sono interessata al collegamento tra interno ed esterno”, ha spiegato Kazuyo Sejima, illustrando il progetto per il 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa, premiato nel 2004 col Leone d’Oro alla IX. Mostra Internazionale di architettura della Biennale di Venezia. Un edificio che non doveva avere solo la funzione di museo ma anche di spazio pubblico e in cui l’idea centrale è che, a seconda degli usi, cambia l’aspetto degli edifici, perseguendo l’obiettivo di progettuale strutture che possono mutare a seconda di chi le usa e del contesto circostante.

 

L’architetto ha poi spiegato la filosofia alla base del New Museum of Contemporary Art di New York. “Invece di creare un volume chiuso, come di solito sono le gallerie d’arte, abbiamo creato una struttura veramente aperta alla città, dove i visitatori, grazie a terrazza e affacci, possono ammirare la città e la città a sua volta può vedere cosa accade all’interno. Nel quartiere gli edifici sono piuttosto bassi. Il museo dunque spicca in altezza. Per smorzare questo effetto lo abbiamo composto di vari volumi sfalsati tra loro, ciascuno dei quali è di dimensioni simili agli edifici esistenti intorno”.
Nel Museo del vetro artigianale realizzato a Toledo, negli Stati Uniti le persone, camminando, possono percepire il cambiamento delle immagini riflesse nelle pareti di vetro. “A volte si vede vetro trasparente, a volte immagini riflesse che si sovrappongono alle altre. Alcune sono reali, altre mischiate, altre sono illusioni. Complessivamente ne esce un’immagine liquida”.
Nel progetto per il Politecnico Federale dell’Università di Losannal’obiettivo – ha sottolineato Kazuyo Sejima – era creare un luogo d’incontro per gli studenti, accessibile da tutti i lati. Abbiamo creato un basso edificio di un solo piano, con pavimento e soffitto ondulati. All’interno, si cammina come su colline o vallate. Ogni volume ha una vista o funzione diversa, la vista sul lago o la tranquillità più intima”.
Infine è stato illustrato il Museo Louvre a Lens, in Francia, di cui sono state terminate le prime due fasi, mentre resta da completare l’intervento di accerchiamento dei volumi realizzati, attraverso un’unica facciata. “Abbiamo realizzato un edificio che non disturba il sito dove sono presenti i resti dell’antica miniera. Un progetto che modifica la sua disposizione geografica adattandosi anche in questo caso all’ambiente”.

 

 

Per ulteriori informazioni
www.sanaa.co.jp

 

Nell’immagine, Sanaa, Rolex Learning Center presso l’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna, in Svizzera. Foto © Hisao Suzuki. Fonte © EPFL. All rights riserve

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