Architettura Bella Arte! Riorganizzazione MiBACT: le nuove Soprintendenze

Forse non tutti avranno compreso, perché coinvolti in altri aspetti della professione, la strategia della riorganizzazione MiBact di Dario Franceschini all’interno del Ministero da lui diretto. Non è cosa da poco, perchè le Soprintendenze stanno radicalmente cambiando e non saranno più simili, per molti aspetti, a quella parte della struttura organizzativa territoriale fondamentalmente dedicata alla tutela che conosciamo e che abbiamo sperimentato da sempre.

Per la “dimensione architettonica”, che distribuisce pianeti e satelliti in diversi versanti della galassia dei beni culturali, dobbiamo renderci conto che gli ambiti di azione sono molteplici e inquadrano i grandi pianeti dei complessi monumentali e delle aree archeologiche, i satelliti dell’architettura storica, le estese fasce dei meteoriti dei centri storici (non solo minori) e gli anelli luminosi del paesaggio che si colora di urbano e di ambientale. Cosa sta succedendo? Schematicamente potremmo dire che le linee startegiche sono tre:

– la prima cerca di fondere, per la prima volta in molti anni, le competenze! Dice al proposito il MiBACT: “ciascuna soprintendenza costituirà un riferimento univoco per la valutazione di qualunque aspetto di ogni singolo progetto, dalla tutela di beni archeologici per arrivare all’impatto paesaggistico, passando per gli aspetti di carattere artistico e architettonico: a un’unica domanda corrisponderanno un unico parere e un’unica risposta”;

– la seconda, nel pieno rispetto dell’art. 9 della Costituzione, pone finalmente sullo stesso piano (e speriamo anche per qualità di competenza tecnica attribuita) l’azione di tutela e quella di valorizzazione; in questo caso bisogna anche ammettere, che tutta la strategia del MiBACT in merito alla valorizzazione turistica e al ruolo che viene conferito, per la prima volta, ai musei (grandi, identificati anche con 10 nuovi istituti autonomi, medi, piccoli e connessi ai Poli museali territoriali) non è assolutamente di poco conto;

– la terza ridisegna la presenza e la competenza territoriale; vengono infatti create 39 nuove soprintendenze unificate (più le soprintendenze speciali di Pompei e del Colosseo) creando un aumento per quanto riguarda quelle archeologiche (che passano da 17 a 39+2) ma un’ovvia riduzione in merito alle altre, che vengono condensate per aree metropolitane e aggregazioni provinciali; scrive il MiBACT: “la nuova articolazione territoriale, che realizza una distribuzione dei presidi più equilibrata ed efficiente, è stata definita tenendo conto del numero di abitanti, della consistenza del patrimonio culturale e della dimensione dei territori.”

Gli intendimenti sono sani e poi i cambiamenti devono avvenire in un mondo che sta oggettivamente cambiando e in cui i beni culturali possono avere un ruolo determinante nel rendere migliore la qualità della vita e la vita stessa più consapevole.

La scelta dell’unificazione territoriale è una grande scommessa:

– da un lato si individua un’intervento che compatta, integra, ridefinisce ambiti secondo modelli di sviluppo più coerenti con la realtà del nostro territorio;

– dall’altro sappiamo che soprattutto la tutela e l’azione conservativa ad essa connessa si esplicano con il controllo e il contatto con la realtà fisica (durante la sua trasformazione vista, valutata e verificata sul campo) e che la maggior distanza dell’ufficio non permette sempre questa comprensione. Se l’attuale modello provinciale è troppo atomizzato (anche nella gestione del personale e dei costi), il nuovo modello unificato, se non è supportato da figure operative interdisciplinari dinamiche e sapienti, può non raggiungere l’obbiettivo.

Il recupero del valore del rapporto tra tutela e valorizzazione è un dato di merito inequivocabile ma richiederà competenze e modalità operative nuove, perché i tempi storici della tutela e dell’azione conservativa si stratificano secondo dei valori e dei saperi, che esulano dal dinamismo rapido della valorizzazione. Appare un’obsolescenza della valorizzazione che non compete alla tutela e all’azione conservativa. Ed è per questo che anche le famigerate tecnologie sono diverse nei due ambiti e diversi i gradi di rapporto di finalità.

Da ultimo, per non tediare troppo, la tematica dell’integrazione disciplinare. Le nuove Soprintedenze, dopo la Legge Madia (che ha introdotto la procedura di silenzio-assenso)  dovranno rispondere entro 90 giorni: è un’importante opportunità per rendere possibile uno sviluppo consapevole del territorio, ma per attuarsi richiedere organismi di tutela interdisciplinari assolutamente nuovi e non così facilmente attivabili nel rapporto territoriale più esteso e diversificato.

E, dulcis in fundo, si chiameranno “Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio”, condensando nelle Belle Arti tanti campi delle diverse Soprintendenze storico-artistiche ed architettoniche. Quando sento parlare di Belle Arti viene subito in mente la Legge n. 364 del 1909 “Per le antichità e le Belle Arti, che viene definita l’atto di nascita della disciplina nazionale italiana di tutela. Un bebè che dovrà aspettare più di un decennio per integrare (con la Legge n. 788 del 1922) anche la tutela delle Bellezze naturali, ovvero del Paesaggio. Ma perché la “dimensione architettonica”, così complessa e pesante (anche sul piano dei valori e degli interessi economici), viene condensata nel ritorno alle Belle Arti e alla Bellezza?

Sicuramente la sintesi funzionale è pratica e, come dimostra la storia giuridica italiana, fa perno su più di cento anni di vita, ma continuo a chiedermi se nelle generazioni attuali quest’immagine del termine bello funzioni altrettanto bene. Il bello è ironico, spesso è ridicolo, altre volte diviene pure volgare… incredibile vero? Forse perché l’estetica del brutto prende il sopravvento o perché non si riesce a configuare un senso nuovo al famoso postulato del kitsch (non è bello ciò che bello ma è bello ciò che piace)… Rimane il fatto, difficile da comprendere, di come l’Architettura si possa condensare, di colpo (tutta) in una Bella Arte!

 

di Marcello Balzani

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