Architettura 32. Il luogo della rappresentazione

Il regista Giorgio Pressburger inaugurerà l’Anno Accademico della Facoltà di Architettura “Aldo Rossi”.

 

La Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” dell’ALMA MATER STUDIORUM Università di Bologna – sede di Cesena, nell’ambito della propria programmazione di eventi culturali ed espositivi inaugurerà, giovedì 19 febbraio 2009 alle ore 18.00, presso la Chiesa dello Spirito Santo in via Milani – Cesena, la mostra Il luogo della rappresentazione. Architettura 32.
L’inaugurazione della mostra coincide – come ormai di tradizione – con la cerimonia inaugurale dell’Anno Accademico 2008-2009. Per l’occasione alla presenza delle autorità, del Preside, prof. Gino Malacarne, del Pro-Rettore incaricato per le Sedi Decentrale, prof. Guido Gambetta, il regista Giorgio Pressburger terrà la lezione inaugurale dal titolo “Il gran teatro del mondo”, così introdotta dallo stesso autore:

 

“È significativo che dopo l’istituzione presso la Facoltà di architettura “Aldo Rossi” del Laboratorio di Sintesi finale «Il Teatro» lo stesso – nel corso dell’anno accademico immediatamente successivo – cambiasse nome assumendo la titolazione de’ «Il Luogo della Rappresentazione» per mantenerla inalterata a tutt’oggi.
L’originaria titolazione – già al termine del primo anno – parve immediatamente restrittiva ed eccessivamente circoscritta per comprendere un campo disciplinare così vasto e poliedrico quale quello afferente al tema della rappresentazione teatrale o, in senso ancor più generico, al tema dello spettacolo.
L’architettura in sé, secondo la raccomandazione vitruviana, si compone si una poliedricità di saperi afferenti la cui conoscenza è imprescindibile: «A determinare la professionalità dell’architetto contribuiscono numerose discipline e svariate cognizioni perché è lui a dover vagliare e approvare quanto viene prodotto dalle altre arti. Questa scienza è frutto di esperienza pratica e di fondamenti teorici. […] Di conseguenza egli – l’architetto – deve essere versato nelle lettere, abile disegnatore, esperto di geometria, conoscitore di molti
fatti storici; nondimeno abbia anche cognizioni in campo filosofico e musicale, non sia ignaro di medicina, conosca la giurisprudenza e le leggi astronomiche»1.
Una tale raccomandazione, che Vitruvio pone significativamente all’inizio del primo dei suoi dieci libri, rispecchia – per molti aspetti – la consapevolezza che ci colse nell’avvertire tutta l’inadeguatezza della primitiva titolazione del Laboratorio: l’architettura, disciplina per sua natura complessa ed articolata, quando applicata alla progettazione dello spazio teatrale per lo spettacolo, si amplia esponenzialmente espandendo la propria portata disciplinare fino agli estremi confini del proprio ambito peculiare.”

[1]Marco Vitruvio Pollione, De Architectura Libri X, Edizioni Studio Tesi, Pordenone – Padova 1990, I,1, pp. 7-8.

Giorgio Pressburger
Nato a Budapest nel 1937, vive in Italia dal 1956. Si è diplomato in regia all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, dove ha poi insegnato. Ha tenuto corsi di teatro alle Università di Lecce e di Roma e all’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Ha lavorato alla RAI e dal 1998 è Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Budapest.
Ha elaborato o scritto testi per lavori radiofonici e televisivi e firmato la regia di molte opere trasmesse sia dalla radio che dalla televisione, vincendo numerosi premi. Per il teatro ha scritto alcuni testi (Esecuzione, La Parabola, La Partita, Eroe di scena, Fantasma d’amore), ha curato diverse traduzioni e regie di opere di numerosi autori.
E’ molto attivo anche nella regia di opere liriche e di operette, realizzate per importanti Teatri italiani e stranieri; nel cinema, ha diretto fra l’altro Calderon di Pasolini vincendo il Premio della critica Internazionale al Festival di San Sebastian.
Molto intensa è la sua attività di scrittore, tra gli altri ricordiamo: Storie dell’Ottavo Distretto, La Legge degli Spazi Bianchi, L’Elefante Verde, Il sussurro della grande voce, La coscienza sensibile, Denti e spie, I due gemelli, La neve e la colpa, col quale ha vinto il Premio Viareggio nel 1998.

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