Architetti in Italia, il 90% dei prototipi esposti non è tutelato

Oltre al tema principale anticipato nel titolo c’è dell’altro. Il problema sta anche nel fatto che molti architetti non conoscono il tema della proprietà perché non gli viene data importanza e perché non si fa la formazione necessaria. Poi, ci sono tantissime invenzioni brevettate, ma pochissime vengono effettivamente prodotte, le altre servono a poco.


Si terrà il 29 novembre (dalle ore 15:00 alle 19:00, presso la Sala Progetti, pad. 5, della Mostra d’Oltremare di Napoli, Via John Fitzgerald Kennedy, 54) il convegno a cura dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia, “BrevettiamociTM”. L’incontro si svolgerà nell’ambito di Arkeda, la mostra convegno dell’architettura, edilizia, design & arredo di alto profilo formativo ed informativo che coinvolge tutti i professionisti del Sud Italia (Napoli, 28-29-30 Novembre). Il corso è patrocinato dall’Ordine degli Architetti di Roma e organizzato insieme all’Associazione ‘Il Valore delle Idee’.

 

L’obiettivo è quello di avvicinare gli Architetti al tema della proprietà industriale, fornire gli strumenti per capire le differenze sostanziali tra brevetto, modello, disegno e marchio, e mettere in contatto imprenditori e professionisti con progetti e prodotti tutelati.

 

Dichiara il Presidente del Valore delle Idee, Architetto Paolo Anzuini: “Gli Architetti sono senza dubbio i professionisti più creativi e meno concreti per quanto concerne la tutela di disegni finalizzati alla produzione industriale. Durante le fiere/mostre che si svolgono in tutta Italia, il 90% dei prodotti/prototipi esposti nelle sezioni sperimentali/innovative non è tutelato”.

 

La maggior parte degli Architetti non conosce il tema della proprietà per diverse ragioni, prima fra tutte l’inesistenza di formazione durante il corso di studi universitari. Dobbiamo mettere in condizione i probabili inventori di poter valutare la possibilità di tutelare le loro idee trasformandole in invenzioni per arrivare al deposito ed il riconoscimento di brevetti forti”.

 

“Il nostro Paese non ha ancora intuito che il concetto principale del brevetto non si riscontra con i numeri, ma con la qualità dei depositi. Possiamo brevettare centinaia di invenzioni, ma se nel processo industriale se ne avviano circa il 20-30%, i restanti brevetti, per la società e il progresso tecnologico, non producono effetti innovativi e vanificano risorse e contributi messi a disposizione dallo Stato. Un buon portafoglio brevetti può essere percepito dai partner commerciali, dagli investitori, dagli azionisti e dai clienti come una dimostrazione dell’alto livello di qualità, specializzazione e capacità tecnologica dello studio di Architettura, elevandone l’immagine positiva”.

 

Chiude il discorso l’Avvocato Guido Del Re dello Studio Legale Del Re, che interverrà al Convegno in qualità di docente per illustrare gli Elementi giuridici della proprietà industriale: “Mediante la partecipazione in qualità di relatore, ai corsi organizzati presso gli Ordini professionali degli Architetti, ho potuto constatare la carenza di informazione e la curiosità che ruota intorno al mondo della proprietà industriale ed intellettuale. – La quotidianità lavorativa degli architetti li porta spesso a trovarsi nella paradossale situazione di non essere consapevoli di aver o meno inventato qualcosa, per mancanza di conoscenza giuridica e non dell’argomento. Per tale motivo ritengo i corsi sulla proprietà industriale fondamentali per coloro che potenzialmente potrebbero essere i primi inventori”.

 

Non si tratta di un problema tanto “tangibile” per chi opera all’esterno di tutti questi meccanismi. Si tratta davvero di un problema? O, nella filera dei problemi, dove uno ne genera un altro e così via, questo è uno dei minori? Produrre qualcosa che si è inventato significa lavorare, lavorare significa riuscire. Il problema non è trascurabile, quindi. Per questo ne abbiamo parlato qui.

 

O siamo tutti incastrati nel circolo inventa, proteggi, produci, crepa?

 

A cura di Enrico Patti

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