Gli Architetti contro il POS obbligatorio, costa troppo

Il Cnappc ha chiesto esplicitamente ai Ministri interessati ( Zanonato e Saccomanni) e al governatore della Banca d’Italia Visco di escludere gli architetti dall’obbligo del POS, che scatterebbe dal 1° gennaio 2014 per tutti i professionisti, per contrastare l’evasione fiscale.

 

Con la pubblicazione del decreto sviluppo bis in Gazzetta Ufficiale (avvenuta nel dicembre 2012) a partire da quella data infatti i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi anche professionali devono accettare pagamenti effettuati con carte di debito, utilizzando il POS per accreditare l’importo direttamente in conto corrente, senza utilizzare denaro in contanti. Oltre al bancomat, se l’onere a carico dei professionisti non supera quello di quest’ultimo, i professionisti dovranno accettare anche le carte di credito e le carte prepagate.

 

Ma le modalità e i termini per i pagamenti con il Pos verranno resi noti con la pubblicazione in Gazzetta dei decreti interministeriali (Sviluppo economico di concerto con l’Economia e Finanze sentita la Banca d’Italia) previsti dall’art. 15 del dl 179/2012 (detto Sviluppo bis).
Le banche faranno di certo la loro parte, chiedendo con ogni probabilità l’aumento delle commissioni: è probabile quindi che scatti l’obolo telematico per ogni transazione.


L’acquisto, l’installazione e il canone del POS comportano inoltre una spesa notevole per il professionista: almeno 60 euro è il canone annuo richiesto dagli istituti di credito per mettere a disposizione il POS in negozi e studi professionali.

 

Tramite una nota inviata ai ministri competenti e al governatore di Bankitalia, il Consiglio Nazionale degli Architetti si è dimostrato contrario al POS obbligatorio per gli architetti adducendo le proprie ragioni. Prima tra tutte: i pagamenti anche minimi delle attività professionali della categoria sono normalmente superiori ai massimali della carta di debito. In secondo luogo, ha sottolineato il Cnappc, i costi sono eccessivi.
Scrive il Cnappc: “Le attività professionali di progettazione, direzione dei lavori, adeguamento funzionale e impiantistico, ristrutturazione, ampliamento, edificazione, responsabilità delle sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, collaudo statico e collaudo tecnico-amministrativo, solo per citare quelle più frequenti, non posseggono quei costi minimi tali da poter essere retribuite con carte di debito”. E prosegue: “Appaiono quindi inattuabili, nella pratica, le disposizioni di legge citate per la categoria professionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, che si vedrebbero costretti a sostenere i soli costi fissi per la attivazione e gestione del POS, a fronte di un suo totale inutilizzo”.

 

Si potrebbe prevedere la possibilità di ricorrere, in alternativa al POS, ad altri strumenti di tracciabilità del denaro come bonifico bancario, carte di debito o credito virtuali.

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