Il museo virtuale di Amatrice. Il prototipo al Salone del Restauro 2017

Muvat Amatrice museo virtuale

(di Marcello Balzani)

Intervista a Carlo Bianchini, Direttore del Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura, dell’Università La Sapienza di Roma. MUVAT Amatrice è il prototipo per il museo virtuale del patrimonio culturale e della comunità di Amatrice, colpita dagli eventi sismici dell’agosto 2016 e dalle successive repliche, presentato nel Convegno UID (Unione Italiana Disegno) dal Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura all’interno del XXIV Salone del Restauro – Musei di Ferrara.

In quale contesto generale si inserisce il progetto MUVAT Amatrice?
La rivoluzione digitale ha cambiato il nostro rapporto con le risorse culturali rendendo sempre più accessibili le collezioni e raccolte conservate in archivi, biblioteche e musei. Ma, più in generale, le tecnologie e i dispositivi digitali con cui comunichiamo e condividiamo informazioni (social network, repositories, cloud storage, crowdsourcing, ecc.) consentono non solo di interagire con il patrimonio culturale ma di partecipare alla sua stessa evoluzione, contribuendo alla costruzione e definizione di nuovi luoghi della fruizione e dell’esperienza dei contenuti culturali. In questo contesto è presentato dal Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura dell’Università La Sapienza di Roma, “MUVAT_Amatrice. Prototipo per il Museo Virtuale del patrimonio culturale e della comunità di Amatrice”.

Ma il contesto si presenta come una ricostruzione “dov’era com’era” dello spazio architettonico?
“Il Progetto MUVAT è pensato a partire da un’interpretazione rinnovata ed avanzata di museo virtuale: non la semplice trasposizione sul web dei contenuti secondo le modalità di un museo convenzionale, né un semplice archivio o un database di risorse culturali digitali, quanto piuttosto un nuovo luogo, un provider evoluto, per l’accesso alle conoscenze e alla loro condivisione. In altre parole, un sistema dinamico capace di restituire dati indicizzati, di archiviare contenuti di natura diversa e soprattutto di consentire una più articolata e profonda interazione dati/utente, utente/utente e utente/dati.”

Quindi nel dinamismo offerto in questo museo virtuale la memoria (sia a livello individuale che collettivo) dei cittadini coinvolti, come diceva Daniel L. Schacter, diviene uno strumento per progettare il futuro… di Amatrice?
“Il MUVAT_Amatrice vuole proporsi proprio quale possibile modello operativo per la costruzione di una relazione dialogante tra pubblico/visitatore e patrimonio culturale, con l’obiettivo specifico di partecipare alla ricostruzione della memoria e dell’identità della comunità secondo una visuale ampia, in un’ottica di rilancio e di invito alla partecipazione nella definizione degli scenari prossimi e dei futuri sviluppi. Un’occasione di riflessione sul ruolo delle risorse culturali, e in specie di quelle digitali, nel nostro Paese e in questo particolare momento: un patrimonio, materiale e immateriale, che si fa operante, indispensabile alla ricostruzione, sia in termini di conservazione dell’identità dei luoghi e sia dei valori storici e sociali delle comunità. Ma anche un’occasione di crescita sociale ed economica nel segmento produttivo delle industrie culturali creative, interpretando l’innovazione quale processo che favorisce più strette relazioni tra cultura, creatività e ricchezza ma non trascurandone l’impatto sociale, parametro, questo, misurabile in termini di benessere individuale e collettivo.”

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Quindi che ruolo gioca la tecnologia in questo nuovo tipo di museo virtuale?
“È un’idea rinnovata di museo virtuale dove l’innovazione tecnologica è mezzo e non fine: non semplice contenitore di opere, ma luogo dove la conoscenza è costruita, comunicata e condivisa, in un complesso sistema di rapporti tra soggetti, patrimonio e tecnologie digitali. Un luogo che prende corpo attraverso le pratiche specifiche della rappresentazione, sperimentando linguaggi, forme e modelli comunicativi capaci di incoraggiare modalità di esplorazione basate su criteri percettivi e di facilitare osservazioni a partire dall’interazione del fruitore con lo spazio, anche tridimensionale, del patrimonio culturale. Una proposta del nostro Dipartimento che ci sembra sappia esprimere propriamente gli indirizzi, storicamente fissati e recentemente ampliati, sui diritti ad un effettivo godimento a tutto campo del patrimonio culturale, corrispondendo alle nuove missioni oggi assegnate al museo, istituzione al servizio della società e del suo sviluppo.”

Muvat Amatrice museo virtuale
MUVAT Amatrice, museo virtuale

Presentazione al Salone del Restauro di Ferrara 2017

Mercoledì 22 marzo 2017 (dalle ore 14:00 alle ore 18:00, nella Sala Ermitage, Pad. 5 della Fiera di Ferrara), all’interno del XXIV Salone del Restauro – Musei di Ferrara, un convegno organizzato dall’Unione Italiana Disegno UID, con il coordinamento del DIAPReM/TekneHub dell’Università di Ferrara, dal titolo Tra reale e virtuale. Indagine e conoscenza del patrimonio culturale nel Virtual Museum 2.0 presenterà, tra gli altri, anche il caso studio MUVAT_Amatrice. Prototipo per il Museo Virtuale del patrimonio culturale e della comunità di Amatrice, con il contributo di Carlo Bianchini, Andrea Casale, Elena Ippoliti, Leonardo Paris, Michele Calvano e Francesca Guadagnoli del Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura, Università La Sapienza di Roma.

La UID, partendo dalle esperienze prodotte dalla comunità scientifica italiana nel settore della rappresentazione e del rilevamento architettonico, archeologico, urbano ed ambientale, in questo convegno della giornata inaugurale del Salone, presenterà alcuni casi studio in cui la tematica museale diviene centrale per lo sviluppo di innovative applicazioni di ricerca e di realizzazioni operative: dal museo a scala di città storica fino al rapporto con gli aspetti della documentazione digitale per la valorizzazione, la formazione, la divulgazione e la comunicazione del patrimonio culturale. Maggioli Musei è media partner di questa iniziativa.

 

Immagini, courtesy Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura, Università La Sapienza di Roma.

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