AFTER UTOPIA – a view on Brazilian contemporary art

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato ospita fino al 14 febbraio 2010 la mostra AFTER UTOPIA – a view on Brazilian contemporary art, un progetto di Isisuf, Istituto internazionale di studi sul futurismo, a cura di Atto Belloli Ardessi con Ginevra Bria.

 

La mostra indaga una dimensione peculiare della scena creativa brasiliana, selezionando opere di ventisette artisti che rendono l’arte un terreno di scambio. Una sospensione di tempo e spazio dove l’unica chiave d’accesso è la nostra modalità di interrelazione con essa.

 

Il percorso espositivo analizza l’arte brasiliana come se fosse un riflesso della propria identità d’origine, un effetto che ha superato qualsiasi stereotipo stabilito e poi conferito dalla cultura europea. La mostra trae spunto dalla metafora e dalla realizzazione di una delle più grandi utopie mai concepite: la città di Brasilia. Un posto senza luogo che ha visto l’idea di una élite diventare un centro di potere reale. Brasilia è stata concepita come il punto di contatto tra il Brasile Arcaico e quello Moderno, che però restano ad oggi ancora sconosciuti e incompresi.
Ma Brasilia in quanto tale non sarà oggetto della mostra. Lo sviluppo della sua utopia, attraverso l’ultimo progetto firmato da Oscar Niemeyer, diventerà un modo per comprendere come l’arte contemporanea brasiliana rappresenta lo spazio. Facendolo diventare un simbolo del futuro pianificato e superato, un luogo che trasforma il tempo.

 

Da Helio Oiticica a Waltercio Caldas, da Cildo Meireles ad Ernesto Neto, da Laura Vinci ad Andrè Komatsu gli artisti selezionati ripropongono un’utopia brasiliana non così com’è stata concepita, ma in uno stato di superamento e di uscita da essa. In questo luogo l’arte sarà un’utopia risolta, pronta a tornare il progetto di una città apparente, un luogo irrealizzabile che si solidifica su un supporto, attraverso principi universali.
Quel che rimane dopo l’utopia è dunque il luogo dell’assenza, di ciò che è per sottrazione, perché il raggiungimento di un’idea oggi non presuppone più attesa, speranza e perfezione.
L’arte contemporanea brasiliana sviluppa oggi una differente utopia non più come progetto di autori, ma come processo estetico che combatte per la sua affermazione, per la sua liberazione, la sua rappresentazione terrena e la costruzione di una nuova società di giustizia e di un’uguaglianza di idee. Quella stessa società che non verrà più trasformata dal progetto di un autore, ma solo da un largo movimento interiore.

 

L’utopia dopo se stessa, al di là delle proprie convinzioni, deve rimanere un fattore della storia, un moto creativo-eversivo che intacca la storia stessa e i suoi meccanismi; mentre l’ideologia che l’accompagna si trasforma in dispositivo di conservazione.
Oggi il Brasile posto di fronte al modello massificante americano ha esaltato la ricchezza della propria diversità. Differenze ambientali, sociali e politiche contenute proprio all’interno dei suoi stessi confini.

After Utopia, in questo processo, rappresenta un’unità di tempo e di spazio utili a far comprendere come la rappresentazione, sulla scena dell’arte brasiliana, si stia liberando dalle alienazioni e dalle contraddizioni che dividono e intaccano la sua libertà nativa.

 

Artisti selezionati

 

Brígida Baltar (Rio de Janeiro 1959)
Cadu (São Paulo 1977)
Waltercio Caldas (Rio de Janeiro 1946)
Marcos Chaves (Rio de Janeiro 1961)
Marcelo Cidade (São Paulo 1979)
Eduardo Coimbra (Rio de Janeiro 1955)
Leandro da Costa (São Paulo 1973)
Antonio Dias (Paràiba 1944)
Fernando A. (São Paulo 1976)
Andrè Komatsu (São Paulo, 1978)
Guto Lacaz (São Paulo 1948)
Marcellvs L. (Belo Horizonte 1980)
Marepe (Santo Antonio de Hesùs 1970)
Cildo Meireles (Rio de Janeiro 1948)
Vik Muniz (São Paulo 1961)
Ernesto Neto (Rio de Janeiro 1964)
Rivane Neuenschwander (Belo Horizonte 1967)
Oscar Niemeyer (Laranjeiras 1907)
Hélio Oiticica (Rio de Janeiro 1937-1980)
Matheus Rocha Pitta (Tiradentes 1980)
Thiago Rocha Pitta (Tiradentes 1980)
Daniel Senise (Rio de Janeiro 1955)
Eduardo Srur (São Paulo 1974)
Ana Maria Tavares (Belo Horizonte 1958)
Janaina Tschäpe (Munich – Brazil 1973)
Mary Vieira (Belo Horizonte 1927- Basel 2001)
Laura Vinci (São Paulo 1962)

 

SCHEDA EVENTO

 

AFTER UTOPIA
a view on Brazilian contemporary art

progetto Isisuf a cura di Atto Belloli Ardessi con Ginevra Bria

 

dal 24 ottobre 2009 al 14 febbraio 2010
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

Viale della Repubblica 277 Prato

 

Orari
tutti i giorni ore 10.00 -19.00; chiuso il martedì

 

Informazioni
Silvia Bacci
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
T   +39 0574531828  
s.bacci@provincia.prato.it

 

Nell’immagine, André Komatsu, AK 47, 2009, bricks, concrete, paint, plaster and rubble, 350 x 300 x 100 cm, projeto Galeria Vermelho

 

Altre immagini delle opere

 

Marcos Chaves, Séries Buracos, C-Print, 150 x 100 cm, 1996-2008

 

Ernesto Neto, Eu e Minhas Partes, 2008 Wood, polyamide textile, clove and pepper, 235 x 414 x 235 cm, Foto: Eduardo Ortega

 

Marcos Chaves, Fontana, serie lograduro, tape, black and yellow stick on the wall, site related work , Collezione dell’artista

 

Laura Vinci, Sem título, 2003, Gelo, sistema de refrigeração, tubos de cobre, ferro Instalação, Galeria Nara Roesler

 

Brigida Baltàr, Sala Brocada [Série Passagem Secreta], 2007, Desenho com pó de tijolo sobre chão. Foto: Julia Grosso, vista da exposição na galeria de Arte 713 arte Contemporáneo, Buenos Aires, 2007 

 

Leandro da Costa, Untitled, 2007 Leandro da Costa object 28 x 20 cm
Photo Ding Musa

 

Vik Muniz, Pictures of air: Discovery of America, Series: Viewing from Guanahani, Bahamas. Longitude: 74o 32´00´´ Latitude 24o 00´00´´ 10/12/1492 2:00 AM (Local). Gaze: Az: 69o 15.573´ Alt: 90o 0.000´, 2001 1/10, Small Cibachrome, 163 x 125 cm

 

Mary Vieira, Panair do Brasil, 1957, poster, 127.5 x 90,5 cm

 

Fernando A., Untitled exit, 2009, lambda print, 100 x 70cm

 

Guto Lacaz, “Cena do espetáculo Máquinas III”, 1993/2008, 2 – Levitação de esfera com aspirador de pó e captura com braço pantográfico, Foto, 100 x 100 cm, Foto: Rômulo Fialdini, 1999

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