Abitare nomade, concluso il workshop Plastic Village

Si è concluso lo scorso gennaio il workshop organizzato nell’ambito del progetto Plastic Village – Il limite imperfetto tra architettura e design, in occasione dell’edizione 2015 di PROGETTO XXI, promosso dalla Fondazione Plart di Napoli in collaborazione con la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli.

Con il coordinamento e la curatela dell’Architetto Cherubino Gambardella e sotto il patrocinio della Seconda Università di Napoli, il progetto Plastic Village – Il limite imperfetto tra architettura e design affronta una delle questioni più complesse e attuali del nostro tempo: quella  dell’immigrazione.

Il prototipo in scala 1:1 dell’innovativa unità abitativa, completamente in legno e plastica, progettata dall’Arch. Cherubino Gambardella, è una proposta al tema dell’abitare nomade per introdurre una nuova concezione di ospitalità. Una soluzione che risponda non solo ad esigenze architettoniche di funzionalità, ma anche estetiche, permettendo all’abitazione di essere inserita anche in un ipotetico centro storico, e di non essere semplicemente relegata a zone periferiche, nell’ottica di un’integrazione che passi anche attraverso una rivoluzione architettonica.

 

Il workshop, dal titolo War Against War, ha preso in esame quattro città, quattro condizioni che vivono il tema dell’abitare di emergenza con approcci totalmente diversi. Quattro luoghi che, in modi differenti, si interrogano sul concetto di territorio di guerra, di come il tema “dell’attacco”, in alcuni casi puramente formale in altri evidentemente sostanziale, ha cambiato e cambia il volto della città.

Napoli, Mosca, Washington e Beirut divengono i temi di questo progetto di ricerca. Per le prime tre, il progetto dell’abitare in stato di emergenza si configura attraverso un grattacielo che, con funzioni diverse, tenta di ricucire il rapporto tra la città consolidata e la necessità di uno spazio dove sentirsi al sicuro. Per Beirut, teatro di guerre che appaiono come sospese sul senso stesso della città, il progetto si confronta con l’esistente attraverso un elemento orizzontale che abbraccia l’intera area storicamente ricordata per i bombardamenti e che cristallizza una condizione in perenne attesa di ricostruzione.

La città si confronta con la nuova architettura che cerca l’occidente e la sua matrice araba che il progetto per Beirut non vuole negare ma tenta di divenire un collante delle anime diverse della stessa città.

Per l’istallazione del Plart il tavolo diventa il luogo fisico nel quale i processi progettuali trovano una loro immagine e collocazione; è la rappresentazione di un’evoluzione in cui l’architettura racconta delle molteplici possibilità del tema del vivere in stato di emergenza.

Il prototipo è stato presentato all’interno della mostra allestita presso la Fondazione Plart, insieme al particolare tavolo di lavoro utilizzato durante i giorni di workshop e ai 24 collage realizzati dall’Arch. Gambardella attraverso i quali il prototipo è stato contestualizzato all’interno dell’architettura storica di grandi capitali europee.

Per ulteriori informazioni
www.madrenapoli.it
www.fondazioneplart.it
www.gambardellarchitetti.com

Nell’immagine di apertura, Plastic Village, vista del prototipo di unità abitativa. Foto © Luciano Romano

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