A Venezia torna a vivere la Centrale Futurista

Un pezzo di storia di Venezia restituito alla città. Un capolavoro dell’architettura razionalista degli anni Trenta strappato al degrado e che diventa espressione di una contemporaneità capace di rileggere il proprio passato facendone linfa allo sviluppo. L’importante opera di Angiolo Mazzoni recuperata diventa espressione di un dialogo possibile tra straordinarietà del passato e esigenza di un reale futuro urbano.

 

La centrale termica Mazzoni, antico motore energetico della stazione ferroviaria veneziana di Santa Lucia, dal prossimo dicembre torna a rivivere grazie ad uno straordinario progetto di recupero e rifunzionalizzazione firmato dal mestrino GruppoFonArchitetti. La sua ideazione e realizzazione – nel contesto di una città dalle caratteristiche urbanistiche e geomorfologiche uniche come Venezia – è diventata sfida alla possibilità di operare un restauro capace di coniugare il doveroso rispetto dell’identità storica dell’edificio con la necessità di nuovi spazi propulsivi allo sviluppo cittadino. Come a dire: straordinarietà artistica a Venezia non significa necessariamente museificazione degli spazi ma possibilità di farne un valore aggiunto vitale nel necessario dialogo tra passato e futuro della città.

 

L’intervento è stato ambizioso anche per le particolarità tecniche e strutturali dell’edificio: più di 4000 mq di superfici coperte, 1000 mq tra terrazze e giardini,  6 piani di altezza fuori terra, un volume complessivo di 17.434 mc e una serie di problematiche costruttive e operative connesse al contesto ambientale lagunare in cui l’edificio è inserito ed al suo difficile stato conservativo.
Tutto impostato sul piano del ferro e collegato al primo binario della stazione ferroviaria, l’edificio era stato oggetto in passato di pesanti interventi che ne avevano alterato l’identità. Demolita di un corpo di fabbrica negli anni Cinquanta poi sostituito da un corpo terzo di scarsa qualità, privata dell’originaria spazialità esterna da un edificio vicino di scarso valore realizzato negli anni Sessanta, smantellata internamente agli inizi degli anni Novanta dalle attrezzature per la produzione del calore: questa struttura potentemente evocativa dell’architettura di Angiolo Mazzoni – tra i maggiori progettisti di edifici pubblici della prima metà del XX secolo – era una grande “scatola vuota” con un telaio in calcestruzzo armato rivestito esternamente di listine di cotto.
L’obiettivo è stato di recuperarla nel rispetto della sua storicità e restituirla alla comunità come nuovo ed esclusivo spazio residenziale e direzionale facendone il simbolo stesso di una città – Venezia – in cui il passato è alimento alla contemporaneità.

 

L’intervento strutturale
L’intervento ha interessato dapprima le facciate esterne, oggetto di un restauro filologico. Nel grande vuoto esistente internamente si è realizzata una struttura in acciaio e legno autoportante, con solette di piano in calcestruzzo armato ancorate perimetralmente alle murature esterne: una soluzione leggera nel rispetto dei parametri costruttivi veneziani ma elastica e resistente per garantire la conformità con la normativa antisismica. Proprio l’attenzione alla sicurezza in caso di evento sismico ha suggerito la scelta di organizzare tale struttura con uno schema ad incastro telai e nodi trave-colonna. Ad essa e al suo nuovo sistema di fondazioni – organizzato con un graticcio di travi e plinti in calcestruzzo armato con micropali e completato da una soletta continua superiore – sono stati affidati integralmente i nuovi carichi dell’edificio. 
L’assetto statico originario dell’edificio di Mazzoni non è stato dunque modificato e, grazie alla quota grezza di estradosso della struttura di piano terra pari a +1,80 m s.l.m., è stata garantita la protezione del piano di calpestio dall’alta marea.
Inoltre tutte le partizioni interne sono state realizzate a secco, riducendo in questo modo significativamente i carichi e migliorando le relazioni sia con l’impiantistica che con le strutture orizzontali in legno. Uno specifico intervento di consolidamento si è reso invece necessario sulla ciminiera che caratterizza la struttura cui è stata garantita resistenza e stabilità mediante un rinforzo con cerchiature in fibra di carbonio.

 

Un esempio di architettura sostenibile
Armonizzare i corpi di fabbrica presenti nel rispetto della loro diversità per creare spazi in cui funzionalità, piacere estetico, rispetto dei vincoli posti dall’edificio si incontrano nel segno della massima vivibilità. Per questa ragione progetto architettonico, progetto strutturale e progetto impiantistico sono stati sviluppati insieme in sincronia di obiettivi. Nello specifico:
ottimizzazione degli ingombri verticali rispetto al distributivo degli alloggi e agli ambienti collettivi al fine di garantire flessibilità degli spazi e contenimento di eventuali problematiche di tipo impiantistico;
collegamenti pedonali o meccanizzati fruibili senza rampe o gradini discriminanti;
scelta di materiali costruttivi altamente performanti;
isolamento “a capotto interno” funzionale ad assicurare ottima trasmittanza termica e fonoisolamento a norma di legge;
impianti termomeccanici e di climatizzazione eco-sostenibili, a basso impatto visivo, con regolazione e contabilizzazione individuale, capaci di garantire un risparmio energetico di circa il 40%, pari a circa 65.000 kWh/anno per un utilizzo stimato al 50% del tempo;
serramenti a taglio termico con vetri altamente performanti appositamente realizzati per essere esteticamente simili a quelli originari;
impianti di illuminazione delle aree comuni con controllo e regolazione a orologio astronomico con moduli programmabili. Questo, unitamente alla scelta di lampade di tipo fluorescente a lunga durata e con alimentatori elettronici dimmerali con segnale di controllo digitale, permette il contenimento dei costi di manutenzione ed un risparmio energetico del 30% rispetto ad un impianto analogo di tipologia standard;
depuratore ad esclusivo uso del complesso dotato d tecnologia a “fanghi attivati” controllato a distanza e periodicamente sottoposto a controllo qualità, per garantire funzionamento costante emissione nella laguna di acque reflue completamente depurate anche nei picchi di utilizzo.  

 

L’acquisto dell’immobile è del 2004, il progetto ha preso il via nel 2005 mentre l’intervento ha avuto inizio nel 2007 e si concluderà alla fine dell’anno in corso: un tempo record per una città come Venezia, date le difficoltà operative e tecniche connesse al suo particolare contesto ambientale. È la testimonianza dell’assoluta eccellenza della pianificazione progettuale e strategica operata da GruppoFonArchitetti, la cui profonda esperienza in cantieri di analoga complessità unitamente alla scelta di maestranze di assoluto livello ha permesso lo studio e la messa in opera di tecnologie ed accorgimenti innovativi al fine di garantire ai lavori rapidità e massima qualità esecutiva.

 

39 unità di cui 7 uffici e 32 lussuosi spazi residenziali, zone attrezzate comuni comprendenti palestra, sauna finlandese, minipiscina, doccia termale, vasca idromassaggio e terrazze con viste mozzafiato su Venezia: i nuovi spazi di Centrale Mazzoni saranno accessibili a partire dal prossimo dicembre per un’opportunità straordinaria di vivere l’unicità della città più bella dal suo più esclusivo e nuovo palcoscenico.

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