50 minuti di vita e design

Avrebbero potuto realizzare una lunga intervista, seduti dietro una rassicurante scrivania. E invece la giornalista Porzia Bergamasco e il regista Gianluca Migliarotti hanno scelto un rischioso cinema verité, come non si vedeva da un po’ di anni, seguendo e rincorrendo l’opera di Lino Sabattini, nei luoghi e nelle parole del protagonista. Il rischio, vista la franchezza del “personaggio” Sabattini era messo in conto, ma forse non il pathos e una involontaria commozione che prende lo spettatore, ascoltando le parole di un designer-artigiano che ha saputo creare pezzi da museo e, con la tipica umiltà dei grandi, ha collaborato alla realizzazione di oggetti firmati dai più grandi designer internazionali: da Gio Ponti a Bruno Munari e Joe Colombo.

 

Migliarotti e Bergamasco hanno lasciato correre i ricordi di Sabattini ma hanno anche fermato l’attenzione lì dove alcuni inediti venivano svelati, lasciandosi aiutare dalla corposa ricerca iconografica e dalla bella colonna sonora.
Il film Lino Sabattini è insomma la prova che si può parlare di design non solo con competenza intellettuale e immagini patinate, ma anche con passione e visionarietà interdisciplinari.

 

Il 13 gennaio 2011 alle ore 19,00 il documentario sarà presentato al pubblico nella sezione Video Agorà della Triennale di Milano.
Il documentario ha vinto il “Premio Asolo per il Miglior Film sul Design” alla 29esima edizione di AsoloArtFilmFestival 2010.

La preview del documentario

 

SCHEDA DEL FILM

Titolo
Lino Sabattini
ITA, 50’

Regia
Gianluca Migliarotti

Ricerca storica e interviste
Porzia Bergamasco

Fotografia
Pierluigi Laffi, Stefano Pozzi

Montaggio
Luca Trivulzio

Musiche originali
Sandro Cerino

Produzione
Kid Dandy Production, 2010

 

Info: porziabergamasco@gmail.com

 

NOTE BIOGRAFICHE

Lino Sabattini
Il suo percorso professionale inizia in una bottega per la lavorazione del metallo a Blevio sul lago di Como, durante la seconda guerra mondiale.
Nato a Correggio nel 1925 è autodidatta, testardo e ambizioso. Trova dapprima nell’incontro con Rolando Hettner la ragione della creatività e dopo, in Gio Ponti, il suo maestro. Una lunga collaborazione e una grande amicizia iniziata negli anni Cinquanta. Il vassoio esagonale “Architettura”, le posate “Flèche”, il vaso “Stivale”… sono tante le forme nate nella mente di Ponti e trasformate in oggetti grazie ai prototipi di Sabattini.
Il suo debutto personale è nel 1956, con il servizio “Como” presentato alla mostra di Parigi “Formes et idée d’Italie”. In quegli anni la vicinanza con Ponti crea il legame con il produttore francese di argenti Christofle, del cui Atelier di Milano è direttore artistico fino al 1963.
Per Cassina, con la consulenza di Filippo Alison, reinterpreta oggetti di Charles Rennie Mackintosh. E’ amico e collabora con Bruno Munari e Joe Colombo, per i cui allestimenti della zona ricreativa in Triennale, crea una zuccheriera.
Nel 1964 fonda a Bregnano una sua azienda omonima che imposta in modo innovativo: apre le porte a stagisti di tutto il mondo, che possono anche soggiornare lì, e mette a punto una speciale lavorazione del metallo. Una lega metallica lucida (70% rame e 30% zinco) che non perde mai di lucentezza, e va contro la tradizione dell’argento, democratizzandolo. E soprattutto propone una nuova “Arte in Tavola” che rompe con la tradizione e con il passato con oggetti di artigianato artistico di pregio a tiratura limitata, che rispondono alle richieste della funzione attraverso quelle della materia.

Porzia Bergamasco, giornalista. Dopo la laurea in Lettere Moderne, si occupa di design e architettura come incrocio di fenomeni sociali e culturali. Applica le sue indagini a progetti di ricerca per aziende e iniziative curatoriali ed editoriali, svolge attività di scouting per manifestazioni di design, scrive per testate del settore. È di imminente uscita il volume Design in Italia. L’esperienza del quotidiano (Editrice Compositori/Giunti) di cui è co-autrice. Nel 2010 ha collaborato all’iniziativa “I Saloni. Premio SaloneSatellite. Eurocucina+Salone Intern. del Bagno”, 1a Edizione (Cosmit).  Nel 2009 ha curato la mostra “Storie di design: dall’idea alla realizzazione”, per la terza edizione della Palermo Design Week. Fra le principali esperienze precedenti a Milano: è stata caporedattore del mensile gratuito indipendente Rodeo, partecipando al suo sviluppo (2004-2008). Ha collaborato con il Design Management Center Villa Tosca alla realizzazione del portale aedo-to.com e dell’house organ monografico Aedo-ba (2000-2004). Ha curato la monografia 27_9 Design Code, sul lavoro del graphic designer Franco Cervi (27_9 Independent Graphics Label). Prima di stabilirsi a Milano, nel 1999, ha vissuto a Roma per oltre 8 anni collaborando con le maggiori testate italiane occupandosi di attualità sociale e culturale e curando gli uffici stampa di numerose manifestazioni culturali, attività che ha svolto fin dal 1986 anche a Bari, dove è nata nel 1964.

Gianluca Migliarotti, nasce a Napoli il 10/7/1974. Nel 1999 intraprende gli studi di regia presso la NYU filmschool, dove ottiene il certificate in film (16mm) e advanced certificate (35mm). Prosegue gli studi presso The Lee Strasberg Theater Institute di New York, concentrandosi sugli studi di recitazione fino al 2002.
Ritorna in Italia, a Milano, dove fonda la Kid Dandy prod., una piccola casa di produzione con la quale realizza documentari, cortometraggi e video commerciali per clienti come Pinko, Cantine Banfi, MBC, Global Fashion News, Christofle, Starwood, Discovery Channel, Fiat. Ha collaborato  con The Family Film per la realizzazione della tv corporate  SPGtv del gruppo Starwood. Nel 2007 ha realizzato il documentario prodotto dalla Enormous Films, scritto da Luchino Visconti di Modrone, dal titolo Barbiere. Con la Enormous Films ha realizzato due spot pubblicitari per Polident ed un documentario per Grandi Giardini  Italiani.
Altri titoli di documentari: Marittimi, sulla sconosciuta realtà delle navi da carico e dei suoi abitanti; Inked, il fenomeno dei tatuati “borghesi”.
Attualmente sta realizzando un documentario sulla tradizione sartoriale Napoletana intitolato O’mast.

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